DAL VIRTUALE AL CARNALE

di Mariapia Bobbioni*

Introduzione di Silvano Tramonte*

Umanizzazione, deumanizzazione e spersonalizzazione. Mariapia Bobbioni ci offre una visione sfumata nel chiaroscuro a forte contrasto della vicenda pandemica. Sotto le tragiche immagini dei morti a vario titolo, delle vittime perdute e rifiutate, dei fantasmi sofferenti e imprigionati tra le due dimensioni della menzogna e della verità, c’è una realtà nebbiosa e sfumata di un malessere tanto delicato quanto terribile: la perdita di sé nella paura e nella preoccupazione di vivere. In un mio viaggio a Dubai, noleggiai una moto per fare una scorribanda nel deserto e incontrai un accampamento di nomadi nei pressi di dromedodromo, luogo deputato alla corsa dei dromedari. Queste donne mostravano solo gli occhi ma quegli occhi erano truccatissimi e bellissimi, di un’intensità e di una vitalità incredibile, capaci com’erano di esprimere una serie di emozioni tanto forti e penetranti. Da mettere in difficoltà… oggi, in questo lugubre intorno postpandemico, le persone che ancora portano la mascherina hanno occhi spenti, sono spente, dimesse, incapaci di respirare l’aria vitale del pianeta, paiono quasi alieni ospiti di lontane realtà. Cosa è accaduto a queste persone? Cosa accade a queste persone? Cosa patiscono nel profondo di sé, da non poter riemergere all’aria e alla vita? La mascherina che copre i loro volti è un sudario che li avvolge completamente, invisibile e pur presente, li isola e li aliena. Da leggere.

Leggete l’articolo della Dott.ssa: Dal virtuale al carnale di Mariapia Bobbioni

Dottoressa in Psicologia*

Medico chirurgo e consigliere Direttivo EUNOMIS*