Capitolo XII – Il nuovo linguaggio: inclusività o censura del pensiero?

 

di Silvano Tramonte

Introduzione – Il linguaggio come strumento di trasformazione

Negli ultimi anni, si è diffusa una nuova sensibilità linguistica: parole considerate discriminatorie vengono rimosse, neologismi vengono promossi per rappresentare identità e minoranze, il linguaggio viene costantemente aggiornato in nome dell’inclusività. Questo fenomeno, noto come linguaggio inclusivo o politicamente corretto, nasce con intenzioni nobili. Ma quali sono i suoi effetti culturali, cognitivi e politici?

Il sillogismo del linguaggio giusto

  • Premessa maggiore: Le parole possono ferire, discriminare, escludere.
  • Premessa minore: Occorre un linguaggio che rispetti tutti e non offenda nessuno.
  • Conclusione: Il linguaggio va controllato, corretto, modificato per garantire equità.

Ma se il linguaggio è sorvegliato, cosa accade alla libertà di pensiero e alla critica?

Analisi funzionale – Dal rispetto alla sorveglianza semantica

Molte istituzioni, università e media adottano codici linguistici rigidi, dove certe parole o espressioni diventano tabù. Chi usa linguaggi non conformi può essere escluso, censurato o licenziato. La paura di dire “la cosa sbagliata” limita la spontaneità, il dialogo, la ricerca della verità. Il linguaggio inclusivo rischia di diventare una nuova forma di ortodossia ideologica.

Esame socratico – Chi decide cosa si può dire?

Socrate ci spinge a domandarci: chi stabilisce i limiti del linguaggio? chi definisce cosa è offensivo? può esistere una lingua neutra? La verità nasce dal dialogo e dal confronto, non dall’uniformità imposta. Limitare il linguaggio significa spesso limitare anche il pensiero, la critica e la libertà.

Giudizio kantiano – Libertà di parola come fondamento etico

Per Immanuel Kant, la libertà è la condizione della moralità. Un linguaggio etico non si impone per decreto, ma nasce da un uso responsabile della parola. La censura linguistica, anche se motivata dal bene, può trasformarsi in uno strumento di dominio culturale, riducendo la persona a soggetto passivo di un codice imposto.

Conclusione – Verità proibita n. 12

La dodicesima verità proibita è che il nuovo linguaggio inclusivo, quando diventa rigido e normativo, rischia di essere una forma di censura mascherata da progresso. Difendere il rispetto non significa spegnere il dissenso. Una società libera deve permettere il conflitto linguistico, il confronto tra visioni diverse e l’autonomia critica di chi parla.

Bibliografia essenziale

  • George Orwell, 1984, Mondadori, 1949.
  • Jordan B. Peterson, 12 regole per la vita, Garzanti, 2018.
  • Marcello Veneziani, La cappa. Per una critica del presente, Marsilio, 2020.
  • Costanza Miriano, Quando eravamo femmine, Sonzogno, 2016.
  • Maurizio Ferraris, Postverità e altri enigmi, Il Mulino, 2017.
  • Jonathan Rauch, The Constitution of Knowledge, Brookings Institution Press, 2021.

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