La “nuova” variante che riporta al 2020 (ma non è il 2020)
Negli ultimi giorni molti giornali hanno riportato la notizia: con la variante Stratus sono tornati alcuni sintomi che avevamo quasi archiviato nei ricordi pandemici.
Congestione, tosse secca, e perfino la perdita di gusto e olfatto.
Quel famoso “marchio di fabbrica” del virus originale del 2020, che ci faceva annusare il caffè senza sentirne l’aroma.
Naturale allora chiedersi:
👉 se i sintomi assomigliano a quelli di allora, anche la pericolosità è la stessa?
La risposta, per fortuna, è più rassicurante di quanto sembri.
La Spike, ancora protagonista
Il trucco del virus è sempre la stessa proteina: la Spike.
È fatta di due parti:
- S1, il gancio che afferra la cellula;
- S2, il motore che permette l’ingresso.
Per funzionare, la Spike ha bisogno di un aiutino: l’enzima TMPRSS2, una specie di “grilletto biologico” che attiva il secondo taglio (S2′) e consente al virus di penetrare in profondità.
Nel 2020, il virus originale lo usava alla grande: entrava fino agli alveoli polmonari e lì nascevano i guai seri.
Stratus e il suo stile “Omicron-like”
E qui arriva la differenza: Stratus non ama TMPRSS2.
Come tutte le varianti della famiglia Omicron, preferisce la strada più “superficiale”:
- utilizza l’ingresso endosomiale (una specie di porta laterale),
- resta nelle vie aeree superiori,
- mostra quindi minor tendenza a colpire in profondità i polmoni.
Insomma, se la paragoniamo a un ladro, Stratus è uno che bussa alla porta d’ingresso e rimane nell’atrio, non scende nello scantinato come il virus del 2020.
Sintomi vecchi, meccanismo diverso
Ecco perché non dobbiamo confonderci:
- sì, alcuni sintomi ricordano i “bei tempi andati” (si fa per dire…);
- no, il meccanismo d’ingresso che decise la gravità clinica nel 2020 non è tornato.
Per dirla semplice: la perdita di gusto può essere fastidiosa, ma non è di per sé un segnale che stiamo rivivendo lo stesso film drammatico di quattro anni fa.
Prudenza sì, allarmismi no
Le valutazioni internazionali, inclusa quella dell’OMS, sono concordi: Stratus non mostra segnali di maggiore gravità rispetto alle varianti recenti.
Certo, attenzione e prudenza restano di casa — nessuno vuole sottovalutare un’infezione che può comunque dare fastidi seri, soprattutto ai fragili.
Ma parlare di “nuovo 2020” sarebbe, questa volta, solo una sceneggiatura da cinema catastrofico.
In sintesi (e con un sorriso)
Stratus ci ricorda che il virus continua a sorprenderci, ma:
- non ha riattivato i meccanismi peggiori del 2020,
- si comporta come una Omicron qualunque, anche se con qualche nostalgia dei vecchi sintomi,
- non c’è motivo per agitare le acque più del necessario.
Per cui sì: prudenza, buon senso, magari un tampone se serve…
E se il caffè al mattino non profuma? Consoliamoci: niente calorie extra dagli snack golosi che non sanno più di niente.
Nota per i diffidenti (e per gli “-isti” di ogni colore)
Da un po’ di tempo tutti i miei articoli riportano in fondo una piccola bibliografia.
Non perché pensi che vi serva davvero leggerla tutta, ma per prevenire le solite accuse dei vari negazionisti, terrapiattisti, qualunquisti, complottisti e fascisti — insomma, tutti gli “-isti” che vanno di moda oggi.
Bibliografia essenziale
- Hoffmann M. et al., EMBO J, 2021 – TMPRSS2 e ingresso virale.
- Peacock T.P. et al., Nature, 2022 – Ridotta fusogenicità e tropismo di Omicron.
- Meng B. et al., Nature, 2022 – Meccanismi di ingresso e fusogenicità di Omicron.
- OMS, Initial risk assessment: SARS-CoV-2 XFG (Stratus), 25 giugno 2025.
- RAI News, agosto 2025 – Ritorno di anosmia/ageusia con Stratus.
- Newsweek, agosto 2025 – Sintomi tipici del 2020 segnalati in alcuni pazienti.
- Kawaoka Lab, preprint 2025 – Discendenti Omicron con bassa dipendenza da TMPRSS2.