Le grandi bugie del nostro tempo. Capitolo III – Scienza e potere: davvero neutrale, oggettiva e libera?

Il mito della scienza neutrale

di Silvano Tramonte*

Nella cultura contemporanea la scienza viene frequentemente presentata come un faro di verità oggettiva, immune da influenze ideologiche, interessi economici o pressioni politiche. Questo paradigma, che si radica in una visione illuministica idealizzata del metodo scientifico, trasmette l’illusione di una scienza pura, autonoma e indifferente ai poteri che la finanziano o la impiegano.

Tuttavia, è necessario ricordare che la scienza autentica è ricerca, non validazione. È indagine aperta e rigorosa, fondata sulla disponibilità a mettere in discussione ogni ipotesi, non uno strumento per confermare tesi precostituite o avallare decisioni già assunte altrove.

[Nota: La scienza come costruzione storica e sociale è stata ben analizzata dalla sociologia della scienza, da Ludwik Fleck a Thomas Kuhn. Il concetto di “paradigma”, ad esempio, suggerisce che ciò che viene considerato “vero” è spesso funzione di un consenso disciplinare e non di una realtà assoluta.]

Episodi noti di falsificazione e manipolazione

La storia recente offre un ampio ventaglio di casi documentati in cui la scienza ha ceduto alla logica della manipolazione: dagli studi sponsorizzati dall’industria del tabacco, volti a negare i danni del fumo, ai tentativi di minimizzare l’impatto ambientale di pesticidi e farmaci, fino alla gestione controversa dei dati durante la pandemia da COVID-19.

Celebre fu il caso della fusione fredda, annunciata con enfasi mediatica e poi smentita per carenze metodologiche. Ma al di là dei casi eclatanti, è il sistema della pubblicazione scientifica che oggi incoraggia pratiche distorsive: la pressione a “pubblicare o perire” [publish or perish] genera un’ansia da produzione che indebolisce il rigore critico e spinge verso la spettacolarizzazione della scoperta.

[Nota: John Ioannidis ha dimostrato che la maggior parte degli studi pubblicati, in particolare nel campo della medicina, risulta statisticamente inaffidabile. Non per dolo, ma per distorsioni sistemiche legate a incentivi, bias e strutture editoriali.]

Conflitti di interesse e rapporti di potere

La presunta neutralità scientifica si incrina ulteriormente se si osservano le relazioni strutturali tra scienza, industria e politica. Molti centri di ricerca sono oggi finanziati da fondazioni private, lobby settoriali, o istituzioni governative, e rispondono, anche implicitamente, alle aspettative di chi li sostiene.

Ciò che si configura è un rovesciamento della legittimazione scientifica: la scienza non guida la politica, ma la giustifica. Le decisioni vengono prese altrove – nei consigli di amministrazione, nei gabinetti ministeriali, nei laboratori delle multinazionali – e alla scienza viene affidato il compito di costruire la narrazione tecnica del consenso.

L’affermarsi dei principi economici a scapito di quelli morali

L’etica della ricerca è sempre più subordinata alla logica produttivistica: efficienza, performance, impatto economico. La “verità” diventa secondaria rispetto alla redditività del dato, e il bene comune viene sacrificato in nome di obiettivi quantificabili, spesso decisi da attori privi di legittimità democratica.

[Nota teorica: Hans Jonas, ne Il principio responsabilità, richiama l’attenzione su una nuova etica della scienza e della tecnica, fondata non sul dominio della natura, ma sulla sua custodia in vista delle generazioni future.]

La caduta della responsabilità nelle istituzioni

Molte istituzioni pubbliche e accademiche appaiono oggi affette da una crisi di responsabilità collettiva. La coscienza individuale – un tempo fondamento del lavoro intellettuale – è spesso soppressa in nome della macchina sistemica. La verità viene sacrificata sull’altare della “narrazione utile”, e l’agire morale è sostituito da un conformismo tecnico e burocratico.

In questa logica, l’imperativo kantiano — agisci in modo che la tua massima possa valere come legge universale — è dimenticato. La tecnica prende il posto dell’etica, e l’obbedienza della coscienza.

Chi vigila sui vigilanti?

Socrate ci ha insegnato l’arte della domanda scomoda: chi controlla il controllore? Oggi è urgente tornare a interrogarsi su chi giudica l’esperto, chi valuta la “scienza”, e con quali criteri possiamo distinguere tra sapere autentico e dogma camuffato da metodo.

Il sapere scientifico, una volta strumento di emancipazione, rischia di diventare apparato di legittimazione del potere, un nuovo clero senza più neppure la consapevolezza della propria fede.

Scienza al servizio della dignità umana

Secondo l’etica kantiana, la scienza ha valore solo nella misura in cui rispetta l’uomo come fine e non come mezzo. Quando l’essere umano è ridotto a unità statistica, a parametro di rischio o a soggetto sperimentale inconsapevole, viene meno ogni pretesa di scientificità autentica.

Occorre quindi ripensare la scienza come pratica etica, fondata su autonomia critica, responsabilità epistemica e rispetto della persona. Non tecnocrazia, ma conoscenza al servizio della dignità umana.

Conclusione – Verità proibita n. 3

La terza verità proibita è che la scienza contemporanea, nella sua forma istituzionalizzata, non è né neutrale né libera. È spesso asservita a interessi economici e politici, e finisce per legittimare scelte già prese in sedi non trasparenti.

Difendere la libertà della scienza significa oggi combattere per la libertà di pensiero, per il primato della verità sull’utile e per una scienza che risponda all’uomo, e non al potere.

Questa non è una denuncia ideologica, ma una constatazione basata sull’osservazione di derive concrete e ormai difficilmente occultabili. Dalla gestione della pandemia ai vaccini a mRNA, dall’intelligenza artificiale all’economia “verde”, fino al discorso sul cambiamento climatico, vi sono segnali inequivocabili che indicano un uso strategico della scienza come strumento di governo e di narrazione globale, più che come terreno di dubbio, critica e indagine autentica.

Che questi ambiti siano stati — o siano tuttora — oggetto di distorsione, manipolazione o sfruttamento strumentale, non è più una semplice ipotesi. È una possibilità concreta e documentabile, che ogni coscienza intellettualmente onesta ha il dovere di considerare.

Solo riscoprendo una scienza etica, fondata sulla responsabilità epistemica, sull’indipendenza del pensiero e sul coraggio di porre domande scomode, sarà possibile restituire dignità alla conoscenza e spezzare l’alleanza tra sapere e potere.

 

Bibliografia essenziale

  • Ioannidis J., Why Most Published Research Findings Are False, PLoS Medicine, 2005.
  • Proctor R., Golden Holocaust: Origins of the Cigarette Catastrophe and the Case for Abolition, University of California Press, 2011.
  • Krimsky S., Science in the Private Interest, Rowman & Littlefield, 2003.
  • Oreskes N., Conway E., Merchants of Doubt, Bloomsbury, 2010.
  • Ravetz J., The Merger of Knowledge with Power: Essays in Critical Science, Routledge, 1990.
  • Jonas H., Il principio responsabilità, Einaudi, 1990.

*Medico Chirurgo e Vicepresidente EUNOMIS


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