L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELL’INFORMAZIONE – Dialogo fantastico tra me, Kassirer e Arabella Festa, tre giornalisti in cerca d’editore

di Silvano Tramonte*

Il 10 novembre 2010, sul Il Pensiero (https://pensiero.it/in-primo-piano/notizie/linsostenibile-leggerezza-dellinformazione) esce un articolo a firma Arabella Festa, intitolato “L’insostenibile leggerezza dell’informazione”. Ci avevo scritto un articolo per una rivista con cui collaboravo che però non era piaciuto ma che, secondo me, aveva il grande pregio di affrontare un tema, in tempi non sospetti, che ora suscita timori dilaceranti. Lo ripropongo oggi col piacere di dimostrare come, alcuni, fossero già parecchio preoccupati dalla piega che avevano preso le cose nella Sanità.

Eccovi dunque l’articolo scritto tanti anni fa, aggiornato ad oggi, con commenti in grassetto.

Arabella riprende un articolo scritto su Lancet da Jerome Kassirer, ex direttore del New England Journal of Medicine, e ne fa uno a sua volta che io riprendo per farne uno mio, interloquendo con entrambi.

J Kassirer: I medici della prossima generazione come ragioneranno, con quali processi mentali arriveranno a formulare una diagnosi, a prescrivere una terapia?

 SU Tramonte: Temo che non ragioneranno affatto. È già così, li stiamo preparando così e ci chiediamo come ragioneranno? Che strano, nessuno si è accorto che stiamo costruendo persone incapaci di ragionare?

Il ragionamento è meravigliosamente individuale, se c’è beninteso, ma questa società l’individuale lo snobba, lo aborrisce, lo combatte. Questo è il tempo dei protocolli, degli schemi preconfezionati, delle soluzioni predisposte e predefinite. Delle linee guida vincolanti. Non si discute con la Evidence Based Medicin, si segue e basta. Ragionare diventa reazionario e pericoloso, per il medico. Qualcuno riesce a spiegarmi con quali processi mentali la stragrande maggioranza dei medici italiani ha accettato di non solo non visitare e non curare i pazienti, ma addirittura di curarli in modo sbagliato?

 A Festa: Il timore di Kassirer è che la facilità di accesso a risposte preconfezionate a quesiti clinici, la disponibilità di linee guida, revisioni sistematiche, abstract commentati possano avere degli effetti indesiderati. Egli infatti dice: “In medicina il ragionamento richiede una enorme conoscenza di fatti sulla salute e sulla malattia, in materia di fisiologia, di benefici e rischi legati ai test e ai trattamenti”.

 SU Tramonte: Già, e l’interpretazione di tutti questi dati è sempre più difficile, senza contare il peso della presenza di fattori estranei alla sanità come l’interesse commerciale e la politica, come abbiamo visto in questi ultimi recenti avvenimenti pandemici. Le risposte preconfezionate, le linee guida di emanazione governativa, gli studi pilotati, le autorizzazioni a dir poco accomodanti per le terapie geniche spacciate contro ogni logica e contro buona fede per vaccini, i Codici Deontologici disattesi in omaggio alla nuova divinità tecnologica erroneamente considerata scienza, hanno prodotto sì effetti indesiderati: gli effetti avversi che ormai nessuno più può contestare visto che sono ammessi dagli stessi produttori e che arrivano al massimo livello di gravita: la morte. Oltre a ciò, il ragionamento richiede anche e soprattutto una qualità ormai obsoleta, il libero arbitrio. In tempo di protocolli e medicina legale il libero arbitrio è appannaggio di vecchi pirati come me, fuorilegge che veleggiano ai limiti delle acque territoriali e ne accettano rischi e ostracismo. Eppure, a parole almeno, il medico dovrebbe godere di libertà di azione, come il Codice Deontologico imporrebbe.

J Kassirer: Non basta aver imparato a risolvere problemi e a prendere decisioni, e non basta neanche sapere trovare informazioni; è anche necessario ricordare le informazioni e sapere come usarle. Dobbiamo evitare di produrre professionisti dipendenti da superficiali riassunti elettronici, formule opache e pareri di esperti. Devono essere in grado di ragionare in modo autonomo.

SU Tramonte: Usare le informazioni e sapere come, soprattutto, cose che non abbiamo visto fare ai medici con la gestione pandemica e la vaccinazione di massa.  Con la specializzazione sempre più spinta abbiamo risolto il problema di reperire, memorizzare ed utilizzare un numero d’informazioni sempre più vasto. Ma abbiamo creato un mondo di compartimenti stagni. Si può risolvere senza cambiare la società e la cultura che questo fenomeno hanno prodotto? Non credo proprio.

Quanto al ragionare, ci vantiamo di avere i licei più invidiati al mondo, che dovrebbero essere fucina di pensiero e ragionamento speculativo ma poi scaraventiamo questi imberbi e gracilini pensatori nelle università dove ormai l’attività speculativa e il pensiero critico sono totalmente abbandonati e l’atteggiamento formativo è quello di sfornare superspecializzati e robotizzati attuatori di protocolli e schemi preconfezionati, la cui la visione è statistica e non individuale. L’individuale è retaggio antico di un modo di fare il medico che è stato scardinato e abbandonato con l’introduzione del consenso informato e della condivisione, velleitaria e del tutto apparente, della responsabilità terapeutica. Vogliamo tornare indietro? Ne sono felicissimo, ma non lo credo possibile. Non nella società della massificazione e della globalizzazione, della medicalizzazione della società, della disumanizzazione e della digitalizzazione massiva. Perché il problema non investe solo la nostra professione…

A Festa: Timori fondati: le nuove tecnologie stanno provocando profondi cambiamenti nel modo in cui ci concentriamo, riflettiamo ed elaboriamo le informazioni. Compito di chi si dedica alla formazione è vigilare e aiutare le nuove generazioni a trovare il giusto equilibrio, a saper sfruttare le potenzialità dei nuovi media senza perdere di vista le dimensioni della complessità e della profondità.

SU Tramonte: Un momento, chiediamo al boia di ripensare la sua professione? È proprio chi si dedica alla formazione, a sua volta formato da quei livelli decisionali che determinano la direzione della cultura, che ha compiuto il misfatto. Il killer di un mandante irraggiungibile che resterà per sempre impunito: il modo di essere di oggi reso così da perversi congiungimenti carnali tra politica ed interessi economici da una parte e la medicina dall’altra, vista ormai come un affare aziendale e commerciale, un business.

Scomparsi i vecchi maestri capaci di tanto, chi insegnerà ai giovani a non perdere di vista le dimensioni della complessità e della profondità, e, aggiungerei io, del “particolare” soggettivo.

A Festa: Sono temi di grande attualità, in fondo quel che dice Kassirer è che, nel ragionamento clinico, vecchio e nuovo devono arrivare a una nuova sintesi. Temi che fanno parte di un dibattito culturale più ampio (e complesso), sul quale si sono confrontati recentemente, per esempio, Alessandro Baricco e Eugenio Scalfari, parlando di nuovi barbari, superficialità, leggerezza, complessità e profondità.

SU Tramonte: Ma mi domando: in un mondo dominato dal virtuale, dal superficiale e dall’apparenza a scapito della sostanza, del reale e dell’utile, come sarà possibile? Come si riuscirà a farlo in modo non superficiale e leggero, in modo da non rispondere solo a virtuali esigenze mediatiche, ma a concrete esigenze riformiste? Ci sono protocolli standardizzati al massimo in odontoiatria che contemplano addirittura la pretesa-obbligo di modificare l’anatomia residua con estrazioni di elementi dentali sani perché impediscono la riabilitazione terapeutica super standardizzata che ormai tutto il mondo conosce col nome di All on four. È qualche anno fa mi occorse di dover decidere io, per un’amica con tumore uterino, di scegliere tra protocollo americano e protocollo italiano perché così pretendeva il sistema, che fosse lei a scegliere, e senza nessun consiglio da parte dell’oncologo, che si limitò ad illustrare i due protocolli e a dirle poi di sceglierne uno. Lui non poteva scegliere né consigliare… Lo feci io, rischiando in caso d’infelice soluzione ma rispettando la missione di medico e il giuramento di Ippocrate.

 A Festa: “I barbari, quelli che tu ed io vediamo come un’incombente realtà – scrive Scalfari a Baricco – sono ancora alla ricerca del futuro; gli imbarbariti stanno devastando il presente e contro di loro noi dobbiamo combattere per preservare il deposito dei valori che la modernità ha accumulato e dei quali l’epoca futura potrà usufruire quando avrà finalmente raggiunto la sua plenitudine e la sua autocoscienza. Io non credo nella contrapposizione tra profondità e superficialità come una conquista e un avanzamento.”

SU Tramonte: Bello. Ma che significa esattamente, in concreto?

Deposito dei valori che la modernità ha accumulato? Ma se abbiamo appena finito di dire che li ha distrutti quei valori, e che quelli davvero accumulati non sono valori ma vacuo e futile virtuale.

Plenitudine e autocoscienza. Bellissimo! Ma ancora una volta che significa? Plenitudine? Evoca il senso del riempimento, ma di cosa? Un’epoca sarà comunque piena. Il termine plenitudine sarebbe comprensibile se applicato al concetto di maturità, ma applicato al concetto di epoca ne risulta un non senso.

Con l’autocoscienza andiamo un poco meglio. Ma non troppo. Funzionerebbe se TUTTI fossimo compiutamente autocoscienti, intelligentemente autocoscienti, utilmente autocoscienti. Fuori da questi abissali parametri a che serve l’autocoscienza che tra l’altro è concetto più individuale che sociale?

Non credere in una contrapposizione è lecito, a patto che non s’infici il concetto dialettico della contrapposizione. Ma non basta. Dimmi in cosa credi allora. Proponi qualcosa in sostituzione di quel che mi scarti. Che si fa, se persino i nostri maître à penser non pensano più?

A Festa: E chissà cosa avrebbe detto Calvino, che alla leggerezza ha dedicato uno splendido saggio…

SU Tramonte: Oh, sì…Calvino avrebbe detto eccome. Calvino era uno che diceva. Anche troppo. E faceva di conseguenza. Ma senza conseguenza alcuna. E mi si perdoni il bisticcio, ma questo è il pasticcio. Il libero pensatore non poté fare altro, e di meglio, che andarsene sbattendo la porta. Bel gesto. Magnifico. Per i tempi e le circostanze, eroico perfino. Ma del tutto inefficace.

Purtroppo non credo che potremmo fare diversamente noi, e io, che nel mio piccolo ho fatto come lui, ne so qualcosa. E ne ho pagate le conseguenze con ben più di qualcosa.

Fonti

Kassirer JP. Does instant access to compiled information undermine clinical cognition? Lancet, 2010; 376: 1510-1.
Scalfari E. I barbari non ci leveranno la nostra profondità. La Repubblica, 2 settembre 2010.

*Medico chirurgo e consigliere Direttivo EUNOMIS


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