TRAMONTE IN PILLOLE: QUINTA DOSE: Un problema di coscienza?

di Silvano Tramonte*

In data 17.10.22 viene diramato, da parte di Ministero della Salute, Consiglio Superiore di Sanità, AIFA e ISS, un “aggiornamento delle indicazioni sul richiamo con vaccini a RNA-bivalenti nell’ambito della campagna di vaccinazione anti-SARS-CoV-2/COVID-19.” Lo potete trovare qui in originale:
https://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato1666038901.pdf
ma lo riporto per intero, in corsivo virgolettato, e lo commento punto per punto.
Cominciamo dall’oggetto.
“Oggetto: aggiornamento delle indicazioni sul richiamo con vaccini a RNA-bivalenti nell’ambito della campagna di vaccinazione anti-SARS-CoV-2/COVID-19”.
Vaccinazione anti-Sars-cov-2 non si può dire dato che oramai è assodato e chiarito perfino dal produttore in un’audizione della Commissione EU che il farmaco genico spacciato per vaccino in realtà non lo è affatto dato che non è nemmeno stato testato per la sua funzione di bloccare la trasmissione del contagio e conferire immunità e dunque, fin dall’inizio, si è accettato che non avesse funzione di vaccino. Quanto alla covid19 lo vedremo di seguito.
“L’attuale contesto epidemiologico presenta un’aumentata circolazione del virus SARS-CoV-2 contestuale all’incremento dell’indice di trasmissibilità sopra la soglia epidemica.”
Se procedessimo a fare una ricerca tra la popolazione di tutti i virus influenzali, parainfluenzali o del semplice raffreddore, scopriremmo che l’attuale contesto epidemiologico presenterebbe un’aumentata circolazione di tutti. È del tutto normale, e accadrà per tutti gli anni a venire per tutti i virus compreso Sars-cov-2.
“Al fine di realizzare un ulteriore consolidamento della protezione conferita dai vaccini nei confronti delle forme gravi di COVID-19, e nel rispetto del principio di massima precauzione, si raccomanda un’ulteriore dose di richiamo con vaccino a mRNA bivalente, a favore delle persone di età ≥ 80 anni, degli ospiti delle strutture residenziali per anziani e delle persone di età ≥ 60 anni con fragilità motivata da patologie concomitanti/preesistenti (allegato 1), che hanno già ricevuto una seconda dose di richiamo con vaccino a mRNA monovalente, una volta trascorsi almeno 120 giorni dalla stessa o dall’ultima infezione da SARS-CoV-2 (data del test diagnostico positivo).”
Ormai è chiaro che questo farmaco che si continua a identificare come vaccini non attuano affatto come vaccini e che anche la protezione conferita da questi farmaci nei confronti delle forme gravi di covid19 è piuttosto relativa e comunque limitata ad un tempo assai ridotto di qualche mese dopodiché c’è la forte possibilità che aumenti il rischio di ammalarsi e di ammalarsi gravemente nonostante che il virus abbia diminuito di molto la sua letalità nei confronti dei non vaccinati. Le tabelle epidemiologiche mostrano, infatti, nel tempo un’inversione della protezione rendendo i soggetti più suscettibili alla malattia a causa di un supposto indebolimento del Sistema Immunitario da iperstimolazione. Ne conseguirebbe che più somministriamo dosi ad un soggetto più aumenta il rischio di malattia dopo la caduta dell’iniziale effetto protettivo, oltre all’aumento del rischio di reazioni avverse anche gravi. Si invoca il principio di massima precauzione ma toccherebbe sapere con precisione se per un ottantenne plurinoculato sia più pericolosa la covid19 o la terapia preventiva. Qualcuno lo sa veramente? No! Dunque, come si può formulare un suggerimento terapeutico se non si hanno i dati corretti e definitivi? Sulla base di cosa si invoca il principio di massima precauzione? Sulla stessa base per cui si affermava che il rapporto costi benefici della “vaccinazione” era favorevole alla “vaccinazione” ma senza che fosse davvero mai dimostrato e quando sono arrivati dati significativi è apparso che non era davvero così. Dunque? Il principio di massima precauzione parte dal presupposto di adottare l’atteggiamento che garantisca maggiormente il paziente, da un lato, e dall’altro non aggiunga percentuale evitabile di rischio. Per questo noi medici ci atteniamo il più possibile ai principi ippocratici “Primum non nocere e In dubio abstine“. L’ignoranza e l’arroganza intellettuale del medico sono veleni mortali per il paziente! Il punto della questione esattamente è questo: se questi farmaci aumentano il rischio di ammalarsi gravemente di covid19 pochi mesi dopo la loro somministrazione e si aumentano il rischio di eventi avversi grave ad ogni dose inoculata, non sarebbe forse più prudente la non somministrazione? Non esiste una sorta di contraddizione nel riconoscere la pericolosità di questo farmaco per i sani e tuttavia somministrarlo ai fragili per proteggerli? Su che dati basiamo questa affermazione? Quanta letteratura scientifica la supporta? Non sappiamo… al momento in cui scrivo queste note, che io sappia, non lo sappiamo. Quello che sappiamo è che più studi scientifici escono sull’argomento più aumentano le nostre preoccupazioni. E dunque, come la mettiamo col principio di massima precauzione? C’è poi la questione dei 120 giorni. Se ogni 120 giorni dall’ultima dose o dall’ultima infezione si prevede che venga somministrata una dose, si dà per scontato che ci si vaccini 3 volte all’anno per tutta la vita. Su quale evidenza scientifica si basa questo assunto? E infine, su quale base scientifica si dichiara che l’immunità naturale non vale praticamente nulla quanto quella artificiale? Su questo punto, comparirà a breve uno studio di revisione della letteratura, in cui figuro tra gli autori, da cui si evince che, come già si sapeva, l’immunità naturale è migliore di quella artificiale e molto più duratura.
Su richiesta dell’interessato, anche tutti gli altri soggetti ultrasessantenni che hanno già ricevuto un secondo richiamo con vaccino a mRNA monovalente, potranno comunque vaccinarsi con un’ulteriore dose di vaccino a mRNA bivalente, una volta trascorsi almeno 120 giorni dal secondo richiamo o dall’ultima infezione da SARS-CoV-2 (data del test diagnostico positivo).”
Su richiesta dell’interessato? Così, come fosse nulla, come se si fosse certi che tutto va bene e non ci sono problemi di alcun tipo? Ma la richiesta dell’interessato sulla base di cosa viene espressa? Di quale informazione? Di quale consiglio clinico e soprattutto da chi? E questo vale a maggior ragione anche per le categorie precedenti degli ultraottantenni, dei fragili e degli immunocompromessi. Qual è lo specialista di riferimento che si occupa di valutare se a qualcuno, chiunque esso sia, in funzione del suo stato di salute, è consigliabile o no assumere questo farmaco? C’è qualcuno in grado di saperlo davvero? Coloro, i quali sostengono che dopo tutte le dosi somministrate questo farmaco è ormai noto si dimenticano di considerare che allo stato attuale non esiste ancora un vero studio scientifico per la valutazione di tutti i parametri e le caratteristiche di questo farmaco che, essendo genico, richiede una valutazione più approfondita duratura e continuata nel tempo.

“A tal fine, si precisa che i vaccini a m-RNA bivalenti (original/omicron BA.1 o original/omicron BA.4- 5), sono già autorizzati da EMA ed AIFA per l’utilizzo come dose di richiamo, a prescindere dal numero di dosi precedentemente ricevute. Si specifica, infine, che, per tutti i vaccini anti-SARS-CoV-2/COVID-19 autorizzati in Italia, è possibile la somministrazione concomitante (o a qualsiasi distanza di tempo, prima o dopo) con altri vaccini, compresi i vaccini basati sull’impiego di patogeni vivi attenuati, con l’eccezione del vaccino contro il vaiolo delle scimmie (MVA-BN), per il quale resta ancora valida l’indicazione di una distanza di almeno 4 settimane (28 giorni) tra un vaccino e l’altro. Si sottolinea l’importanza di considerare la possibilità di co-somministrare il vaccino antinfluenzale e quello anti-SARS-CoV-2 nella preparazione e conduzione della campagna di vaccinazione contro il virus dell’influenza. *f.to Dott. Giovanni Rezza *f.to Dott. Nicola Magrini *f.to Prof. Silvio Brusaferro *f.to Prof. Franco Locatelli”
Infine, arrivano queste precisazioni sulle autorizzazioni. Ma autorizzazioni basate su cosa che non c’erano i dati? Ora, capite che io, medico, un problema etico me lo pongo.

*Medico chirurgo e consigliere del Direttivo EUNOMIS


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