OBBROBRIO ETICO O COLPO DI STATO MORALE?

Nel “Quotidiano on line di informazione sanitaria” di Martedì 25 gennaio 2022, nelle “Lettere al direttore” si legge, a firma di Mauro Cozzoli, Professore di Teologia Morale nella Pontificia Università Lateranense e nell’Accademia Alfonsiana in Roma, Docente al Master di Bioetica dell’Università di Torino, Assistente spirituale dei medici di Roma:
 
In caso di scarsità di mezzi è giusto assistere prima chi è vaccinato – Ritengo condivisibile il documento della Consulta di Bioetica “Covid. Vaccinati e no vax. A chi dare priorità in caso di emergenza?” In caso di situazioni limite di triage – per insufficienza di mezzi di soccorso e di cura, a fronte di un numero maggiore di aventi bisogno – in situazioni drammatiche, in cui non c’è possibilità effettiva di soccorrere e curare tutti, deve valere il principio etico del favor vitae, volto a dare la precedenza a chi dai mezzi ancora disponibili può trarre il maggiore e più coerente beneficio di vita per sé e per gli altri. È questo un criterio etico, frutto di un discernimento prudenziale, rivolto a vagliare circostanze e possibilità.
Criterio peraltro applicato in altri campi, come nella decisione delle precedenze al Pronto Soccorso e nell’assegnazione di organi per trapianti. Qui non c’è discriminazione di persone, ma valutazione del bene migliore possibile. Non può valere il principio fisico (e pilatesco) del first come, first served: criterio impersonale e indifferente, privo di ponderazione morale. Tanto meno una soluzione affidata al caso.
Venendo ai due casi esemplificati, il favor vitae induce a soccorrere per primo il vigile del fuoco che si è ferito nel compimento del proprio dovere di mettere in salvo vite altrui; rispetto a chi ha scelto di praticare sport estremi, esponendosi consapevolmente a rischi anche gravi per la propria salute.
Nel secondo caso il favor vitae – stante il comprovato valore profilattico dei vaccini, nel prevenire i pericoli per la salute e le più gravi conseguenze del contagio da Covid 19 – induce a curare per primo chi ha scelto di vaccinarsi a protezione della salute propria altrui; rispetto a chi ha scelto di non farlo, correndo volontariamente il rischio anche letale di ammalarsi e d’infettare altri.
 
Il principio del favor vitae è un principio etico indiscutibile, sebbene tremendamente doloroso, che abbiamo sempre utilizzato per dirimere situazioni drammatiche: si cerca di salvare sempre la vita che ha maggiori possibilità di sopravvivenza, non avendo i mezzi per tentare di salvare tutti, tipico esempio gli ospedali da campo militari in guerra. Il peso di tale decisione grava sempre sul medico: a lui il compito tragico di decidere tra la vita e la morte di coloro che lo guardano invocando salvezza. Discutibile invece, inaccettabile anzi, è che si ponga, al di sopra del giudizio del medico, pur tragico ma ragionevole e accettabile, una discriminante concettuale che non solo non è dimostrata ma presumibilmente non è neppure vera: il comprovato valore profilattico dei vaccini, nel prevenire i pericoli per la salute e le più gravi conseguenze del contagio da Covid 19. Inoltre non si tiene in minimo conto l’enorme gravame di effetti avversi di cui sono portatori tali vaccini molti dei quali capaci di danneggiare la persona alla distanza e perfino di essere trasmissibili per via ereditaria. Infine, ancora una volta, non si considera che il non vaccinato è quasi sicuramente portatore di un’immunità naturale, altrettanto patentabile quanto il vaccino, ma di cui nessuno si occupa né prende mai in considerazione.
No, mai e poi mai il principio del favor vitae può essere considerato gerarchicamente superiore all’articolo 3 del codice deontologico che recita testualmente:
 
Art. 3 Doveri del medico – Dovere del medico è la tutela della vita, della salute fisica e psichica dell’Uomo e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della libertà e della dignità della persona umana, senza discriminazioni di età, di sesso, di razza, di religione, di nazionalità, di condizione sociale, di ideologia, in tempo di pace come in tempo di guerra, quali che siano le condizioni istituzionali o sociali nelle quali opera. La salute è intesa nell’accezione più ampia del termine, come condizione cioè di benessere fisico e psichico della persona.
Commento: La scelta di sostituire al termine “compito” quello, decisamente più incisivo, di “dovere” nell’ambito delle affermazioni a carattere quasi universale, che l’articolo stesso contiene, è stata unanime, voluta al fine di puntualizzare il rapporto imprescindibile che deve esistere tra il medico e la persona. Questo articolo, in cui vengono sottolineati valori fondamentali e principi etici universali, vuole rivestire per il professionista una sorta di guida in riferimento a situazioni in cui l’affermazione di una propria regola comportamentale può arrivare a porsi in diretto contrasto con la normativa statale vigente. Il secondo comma dell’articolo riconferma l’interpretazione, ormai accettata ampiamente, ovvero che il concetto di salute è da intendersi in senso estensivo, con riferimento, quindi, al benessere fisico e psichico della persona. Si può correttamente sostenere che questo articolo costituisce un’applicazione dallo specifico punto di vista della professione medica degli articoli 32 e 3 della Costituzione. Come è noto, infatti, l’art. 32 della Cost. garantisce il c.d. “diritto alla salute” anche se tecnicamente è più corretto parlare di “diritto alla tutela della salute”. L’esercizio medico, attraverso la propria tradizione millenaria, costituisce il primo e più naturale supporto per difendere la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività. Il riferimento all’art. 3 della Costituzione (che prevede il c.d. principio di uguaglianza) viene invece spontaneo considerando che l’articolo del codice deontologico in commento utilizza quasi le stesse parole del legislatore costituzionale prevedendo che il medico deve assicurare la difesa e il rispetto della vita, della salute e il sollievo della sofferenza “senza discriminazioni di età, di sesso, di razza, di religione, di nazionalità, di condizione sociale, di ideologia in tempo di pace come di guerra
Che il parere palesemente e strumentalmente discriminatorio sostenuto incredibilmente dalla Consulta di Bioetica sia l’opinione dell’uomo della strada, manipolato e condizionato dalla propaganda di regime di una dittatura sanitaria che si è spinta oltre tutti i limiti di accettabilità costituzionale, giuridica e deontologica sarebbe comprensibile, inaccettabile ma comprensibile; che lo affermi un Professore di Teologia Morale nella Pontificia Università Lateranense e nell’Accademia Alfonsiana in Roma, Docente al Master di Bioetica dell’Università di Torino, Assistente spirituale dei medici di Roma, è abominevole e testimonianza concreta della depravazione, della corruzione, della perversione m orale cui si è giunti in questa tragica circostanza pandemica. Allora delle due l’una e tertium non datum: o la spike, supponendo che l’emerito professore, coerentemente, sia vaccinato, è davvero una neurotossina capace di alterare le funzioni superiori della sfera cerebrale, oppure siamo di fronte ad un vera e propria rivoluzione culturale. Un colpo di stato etico che sovverte i principi e gli imperativi categorici terapeutici che hanno guidato il medico per millenni. Entrambe le possibilità sono terrorizzanti, ma nel secondo caso è evidente si debba supporre, davvero, oltre ogni apparentemente ridicola preoccupazione complottista, un disegno spaventoso e disumano di modificare radicalmente il contratto sociale, l’assetto etico e morale della comunità umana, per costruire una nuova società, un nuovo ordinamento di orwelliana rimembranza che tutto avrà tranne che l’umanità, i diritti fondamentali come li abbiamo sempre conosciuti e riconosciuti, la cultura sublime prodotta in millenni di pensiero filosofico e la regola morale che ci ha elevato alle più alte vette del pensiero etico. Qui si vuole trasformare e abbattere la società umana, con tutta la sua ricchezza spirituale e culturale, con la sua splendida variabilità individuale, con le vette della sua multiforme genialità manuale, intellettuale e artistica, in una società costruita sul modello di un formicaio in cui l’individuo non esiste più, nemmeno come possibilità genetica. Ma cosa sta succedendo al mondo!?
Dr. Silvano Tramonte
Coordinatore Gruppo Medico Scientifico EUNOMIS