Le grandi bugie del nostro tempo e le verità proibite

Capitolo VII – Il circolo perverso degli screening: quando la prevenzione diventa business

di Silvano Tramonte

Introduzione

Gli screening medici nascono con un obiettivo nobile: individuare precocemente malattie che, se scoperte in tempo, possono essere curate in modo più efficace. È un approccio che ha salvato e continua a salvare vite. Tuttavia, accanto al valore scientifico, esiste anche un lato oscuro: quando la logica della prevenzione si piega a interessi economici, può trasformarsi in un circolo perverso che alimenta diagnosi e cure non sempre necessarie.

Il meccanismo del circolo vizioso

L’immagine del “circolo perverso degli screening” sintetizza bene questo meccanismo:

  • Più ne cercano, più ne trovano: allargando i criteri di ricerca, inevitabilmente si aumentano i casi rilevati.
  • Più ne trovano, più ne curano: anche anomalie minime, spesso clinicamente irrilevanti, diventano oggetto di trattamenti.
  • Più ne curano, più guadagnano: le cure generano profitti per medici, cliniche, aziende farmaceutiche e diagnostiche.
  • Più guadagnano, più ne cercano: con le risorse ottenute, si spinge ancora di più sulla macchina dello screening, alimentando la spirale.

Il risultato è un sistema che non si limita più a curare i malati, ma produce continuamente nuovi “pazienti”.

Sovradiagnosi e sovratrattamento

Due concetti chiave aiutano a comprendere il problema:

  • Overdiagnosi: diagnosi di malattie che non avrebbero mai dato sintomi o compromesso la salute del paziente.
  • Overtreatment: trattamenti e terapie non necessari, con effetti collaterali e costi evitabili.

Le conseguenze sono pesanti: ansia e stress nei pazienti, terapie invasive che peggiorano la qualità della vita, spreco di risorse pubbliche che potrebbero essere destinate a chi ha realmente bisogno.

Lo screening mammografico: tra benefici e illusioni

Uno degli esempi più discussi è la mammografia di screening. Non si tratta di negarne l’utilità in termini di diagnosi precoce: ci sono vite salvate grazie alla scoperta tempestiva di un tumore. Tuttavia, numerosi studi hanno evidenziato anche i limiti e i rischi:

  • Alto tasso di falsi positivi, che generano paura e inducono a biopsie e trattamenti inutili.
  • Diagnosi di lesioni indolenti (DCIS – carcinoma duttale in situ) che spesso non evolvono in forme clinicamente rilevanti, ma vengono trattate come tumori maligni.
  • Diminuzione della mortalità meno marcata di quanto pubblicizzato, con risultati controversi a seconda dei paesi e delle fasce d’età considerate.

Il punto critico è che la campagna di screening è diventata anche un business colossale: macchinari, radiologi, interventi chirurgici, terapie farmacologiche. Un intero comparto economico che vive della diagnosi precoce, anche quando non sempre porta a un reale beneficio clinico.

📌 Il paradosso BRCA1/2

Scopri di avere un gene “a rischio”, ma non sei malata.

Non esistono terapie preventive: ti offrono solo più controlli o interventi mutilanti (mastectomia, ovariectomia).

La scienza diagnostica corre, la scienza terapeutica arranca.

Risultato: paura trasformata in business, donne sane trasformate in “pazienti a rischio”.

Il parallelo con i tamponi PCR per la Covid-19

Un esempio recente e ancora attuale di questo circolo vizioso è rappresentato dai tamponi PCR per la Covid-19. In origine destinati a chi presentava sintomi, sono stati trasformati in un vero e proprio screening di massa, spesso applicato in modo generalizzato e obbligatorio.

Il meccanismo si è ripetuto in scala globale:

  • Più test si fanno, più positivi si trovano, anche in soggetti sani o con cariche virali irrilevanti.
  • Più positivi si trovano, più misure si giustificano, come isolamenti, trattamenti, restrizioni e certificazioni sanitarie.
  • Più casi vengono registrati, più cresce il giro d’affari per laboratori e aziende legate alla diagnostica.
  • Più il sistema guadagna, più mantiene attivo lo screening, che in Italia continua tuttora, con tamponi eseguiti a pioggia in diversi contesti.

Si è così generata una “casedemia”, in cui il dato numerico dei positivi ha oscurato la reale gravità clinica della malattia.

La responsabilità etica e scientifica

Il problema non è lo screening in sé, ma il suo uso distorto. La comunità medica e scientifica ha il compito di mantenere l’equilibrio tra prevenzione utile e prevenzione dannosa. Allo stesso modo, i media e le campagne di sensibilizzazione devono evitare il terrorismo psicologico che spinge a esami inutili.

Servono linee guida indipendenti, basate su evidenze solide e non su interessi commerciali. Solo così gli screening possono tornare a essere ciò che dovrebbero essere: strumenti di tutela della salute e non ingranaggi di un mercato.

Conclusione critica

Gli screening sono preziosi, ma quando entrano nel “circolo perverso” rischiano di trasformarsi in macchine che creano pazienti invece che curarli. La vera prevenzione non è moltiplicare i test, ma promuovere stili di vita sani e concentrare risorse sugli screening realmente efficaci.

La lezione dei tamponi PCR, insieme al caso della mammografia e del BRCA1/2, ci mostra che il rischio non è solo sanitario, ma anche politico ed economico: la salute può diventare terreno di controllo e profitto. Rompere il circolo perverso significa riportare la medicina al suo fine originario: la cura della persona, non l’alimentazione di un mercato.

Bibliografia essenziale

  • Welch HG, Schwartz L., Woloshin S. Sovradiagnosi: far ammalare le persone nella ricerca della salute. Beacon Press, 2011.
  • Moynihan R., Doust J., Henry D. Prevenire la sovradiagnosi: come smettere di danneggiare i sani. BMJ 2012;344:e3502.
  • Brodersen J., et al. Sovradiagnosi: cos’è e cosa non è. BMJ Evidence-Based Medicine, 2018;23(1):1–3.
  • Ioannidis JPA. Covid-19: dobbiamo essere attenti alla possibilità di sovradiagnosi e sovratrattamenti. BMJ, 2020.
  • Raffle AE, Gray JAM. Screening: prove e pratica. Oxford University Press, 2007.
  • Moynihan R., Cassels A. Vendere la malattia: come le aziende farmaceutiche ci stanno trasformando tutti in pazienti. Nation Books, 2005.
  • Gotzsche PC. Screening mammografico: verità, bugie e controversie. Radcliffe Publishing, 2012.
  • King MC, Marks JH, Mandell JB. Rischio di cancro al seno e alle ovaie dovuto a mutazioni ereditarie nei geni BRCA1 e BRCA2. Science, 2003.
  • Metcalfe KA et al. Mastectomia profilattica per portatrici di mutazioni BRCA1 e BRCA2: risultati a lungo termine. JCO, 2004.