Capitolo VI – Occidente e libertà: difensori dei diritti o di interessi mascherati?
Introduzione – Il mito salvifico dell’Occidente
Per decenni l’Occidente – Europa e Stati Uniti in testa – si è autorappresentato come il baluardo della libertà, dei diritti umani, della democrazia e della civiltà, facendosi forte della posizione acquisita nel difendere la libertà dal nazismo e dal fascismo nella II Guerra mondiale. Guerre, interventi politici, sanzioni economiche e propaganda culturale sono stati giustificati con l’obiettivo di difendere la libertà nel mondo. Ma è davvero così? O questa narrazione serve a mascherare altri interessi geopolitici ed economici?
Il sillogismo dell’egemonia morale
- Premessa maggiore: L’Occidente difende la libertà, i diritti e la democrazia.
- Premessa minore: I suoi avversari sono regimi autoritari e nemici del progresso.
- Conclusione: Ogni azione occidentale (militare, economica, diplomatica, mediatica) è legittima e moralmente giustificata.
Questo sillogismo è potente, ma rischia di oscurare realtà storiche e presenti ben più complesse e ambigue. Inoltre, perché sia valido, le due premesse devono essere vere e indiscutibili. Lo sono, veramente?
Analisi storica – Guerre umanitarie e doppio standard
Dall’Iraq alla Libia, dal Kosovo all’Afghanistan, molte operazioni occidentali sono state condotte in nome della libertà e della democrazia. Ma i risultati sono spesso devastazione, caos e instabilità. Nel frattempo, si tollerano o si finanziano regimi oppressivi quando sono alleati strategici. Il doppio standard morale mina la credibilità dei valori proclamati.
- Iraq (2003) – Invasione giustificata con la presunta presenza di armi di distruzione di massa, mai rinvenute. Risultato: centinaia di migliaia di morti, destabilizzazione regionale, nascita dell’ISIS.
- Libia (2011) – Intervento NATO “per proteggere i civili”. La caduta di Gheddafi ha aperto un vuoto di potere, favorendo guerre tra milizie e il ritorno della tratta degli schiavi.
- Afghanistan (2001–2021) – Vent’anni di guerra in nome della democrazia e della lotta al terrorismo, conclusi con il ritorno dei talebani.
- Kosovo (1999) – Bombardamenti NATO contro la Serbia condotti senza mandato ONU, giustificati come “intervento umanitario”.
- Arabia Saudita – Partner economico e militare privilegiato, nonostante la repressione interna e la guerra in Yemen.
- Cile (1973) – Sostegno al colpo di Stato di Pinochet contro il governo democraticamente eletto di Allende, in nome della lotta all’anticomunismo e della “libertà economica”.
- Egitto (2013) – Colpo di Stato militare sostenuto tacitamente dalle potenze occidentali, nonostante la retorica democratica.
La guerra in Ucraina – libertà o accerchiamento?
La guerra russo-ucraina è l’esempio più recente e drammatico di come la retorica della libertà venga utilizzata per mascherare logiche di potere. L’Occidente presenta il conflitto come la difesa di una giovane democrazia contro l’aggressione di un regime autoritario. Ma la Russia interpreta la stessa vicenda come una reazione difensiva all’ingerenza statunitense e all’avanzata della NATO fino ai suoi confini.
Dal 1991, alla caduta dell’Unione Sovietica, i leader occidentali avevano promesso che l’Alleanza Atlantica non si sarebbe allargata “di un pollice verso est”. Quella promessa è stata sistematicamente disattesa: prima l’ingresso degli ex Paesi del Patto di Varsavia, poi quello delle Repubbliche baltiche, fino a trasformare l’Ucraina nel punto più avanzato di un processo di accerchiamento. Non è un caso che Mosca abbia percepito la prospettiva di un’Ucraina nella NATO come una minaccia esistenziale.
Il parallelo storico con la crisi dei missili di Cuba del 1962 è illuminante: allora furono gli Stati Uniti a reagire con forza all’installazione di missili sovietici vicino al proprio territorio. Ma oggi, di fronte all’espansione militare occidentale ai propri confini, la Russia non dovrebbe avere diritto di reazione?
La verità proibita è che la guerra in Ucraina non nasce semplicemente dal contrasto tra libertà e autoritarismo, ma dall’intreccio di sfere d’influenza, logiche di potere e promesse tradite. Chiamarla “difesa della democrazia” rischia di nascondere le responsabilità reciproche e di ridurre un conflitto complesso a una favola morale a senso unico.
Fonti occidentali critiche (accademiche, giornalistiche, politiche)
- George F. Kennan – Interviste e scritti (1997–2000).
- John J. Mearsheimer, The Tragedy of Great Power Politics, 2001; Why the Ukraine Crisis Is the West’s Fault, 2014.
- Henry Kissinger – Articoli e interviste (2014–2022).
- Richard Sakwa, Frontline Ukraine, 2015.
- Stephen F. Cohen, War with Russia?, 2019.
- Benjamin Abelow, How the West Brought War to Ukraine, 2022.
- Andrew Bacevich, The Age of Illusions, 2020.
- Carlo Galli, Occidente, 2019.
Fonti russe o filo-russe (interpretazioni interne)
- Anatol Lieven, Ukraine and Russia, 1999.
- Sergej Karaganov – articoli su Russia in Global Affairs.
- Vladimir Putin – Discorsi ufficiali (2007; 2022).
- Fëdor Luk’janov – Editorialista e analista russo.
- Daniele Ganser, NATO’s Secret Armies, 2005.
Nota critica – Oltre la propaganda
Non si tratta di giustificare l’invasione russa né di legittimare la logica della guerra come soluzione. Si tratta piuttosto di riconoscere che la narrazione occidentale, tutta incentrata sulla “difesa della democrazia”, ignora responsabilità condivise, promesse tradite e provocazioni geopolitiche che hanno contribuito a innescare il conflitto.
La verità proibita è che la guerra in Ucraina non è lo scontro metafisico tra libertà e tirannia, ma l’ennesimo capitolo della competizione tra imperi, travestita da favola morale per giustificare interessi di potere. L’imperialismo dei potentati economici finanziari, che sovrasta ormai la politica ovunque, non è più accettabile nel terzo millennio.
Che cos’è davvero la libertà?
Socrate ci obbligherebbe a chiedere: che cos’è la libertà? chi decide chi è libero? può esistere libertà esportata con le bombe? Può un modello culturale essere imposto senza tradire sé stesso? Il vero spirito critico impone di distinguere tra valori universali e strategie di dominio camuffate da idealismo.
L’altro come fine, non come strumento geopolitico
Per Kant, ogni persona, ogni popolo, ogni cultura deve essere trattato come fine, non come mezzo. Usare il linguaggio dei diritti per giustificare guerre, manipolazioni, embargo o imposizioni culturali tradisce la dignità dell’altro e degrada la moralità del soggetto che si proclama “liberatore”.
Conclusione – Verità proibita n. 6
La sesta verità proibita è che l’Occidente non agisce sempre in nome della libertà, ma spesso utilizza questa retorica per legittimare i propri interessi strategici. Difendere davvero la libertà significa anche riconoscere i propri limiti, abbandonare la superiorità morale e aprirsi a un dialogo plurale, fondato sul rispetto e sulla reciprocità.
Bibliografia essenziale
- Noam Chomsky, Hegemonia o sopravvivenza, 2003.
- Edward W. Said, Orientalismo, 1991.
- Jean Bricmont, L’imperialismo umanitario, 2006.
- Daniele Ganser, NATO’s Secret Armies, 2005.
- Mark Curtis, Web of Deceit, 2003.
- Carlo Galli, Occidente, 2019.
- John Pilger, The New Rulers of the World, 2002.
- Michael Walzer, Guerre giuste e ingiuste, 1992.
- Perry Anderson, American Foreign Policy and Its Thinkers, 2015.
- Slavoj Žižek, Benvenuti in tempi interessanti, 2012.
- Domenico Losurdo, Democrazia o bonapartismo, 1993.
- Pankaj Mishra, L’età della rabbia, 2017.
- Samuel Huntington, Lo scontro delle civiltà, 1997.
- Judith Butler, Vite precarie, 2004.
- Immanuel Wallerstein, Il capitalismo storico, 1995.
- Tariq Ali, The Clash of Fundamentalisms, 2002.