Un presidente contro il Tylenol
Donald Trump ha scosso la comunità scientifica e l’opinione pubblica con le sue dichiarazioni sul paracetamolo, avvertendo le donne incinte di evitarne l’uso per un presunto rischio di autismo.
Al di là delle frasi a effetto – «Don’t take Tylenol», «Fight like hell not to take it» – la questione ha assunto toni più politici che clinici, anche se Trump ha definito la correlazione causale come non nota, non certa ma probabile.
La verità scientifica
Ad oggi, la scienza non ha fornito prove conclusive che colleghino l’assunzione di paracetamolo in gravidanza allo sviluppo di autismo, ma nemmeno può escluderlo con certezza.
Alcuni studi osservazionali suggeriscono possibili correlazioni, ma nessuna evidenza causale certa.
Perciò le dichiarazioni enfaticamente allarmistiche di Trump risultano, allo stato attuale, non supportate da solide basi mediche. Ma l’avvertimento lanciato al mondo travalica il significato quasi istrionesco e travasa dalla scienza all’etica. E’ bene, cioè, rischiare qualcosa assumendo un farmaco che non ha alcun valore terapeutico?
Il rapporto rischio/beneficio: un’illusione di certezza
Si parla spesso di “rapporto rischio/beneficio” come se fosse un calcolo oggettivo.
In realtà, il rischio è ignoto e il beneficio atteso non è una certezza, ma una previsione basata su dati incompleti.
Non esiste dunque una formula esatta per bilanciare questi due elementi, e proprio per questo la prudenza e l’astensione restano la misura migliore.
Nel caso del paracetamolo la questione diventa ancora più evidente: non ha un effetto terapeutico diretto sulla malattia, ma agisce soltanto sui sintomi.
E i sintomi non sono un fastidio da zittire a tutti i costi:
- La febbre è la prima difesa del corpo contro un’aggressione esterna, e abbassarla indiscriminatamente può indebolire la risposta immunitaria.
- Il dolore è una spia rossa di allarme: spegnerlo senza comprenderne la causa rischia di occultare il vero problema.
Il principio etico dimenticato
Eppure, dietro l’eccesso comunicativo, si cela un punto che merita attenzione: la prudenza.
La medicina tradizionale, sin dai tempi di Ippocrate, si fonda su due comandamenti canonici:
- Primum non nocere – Prima di tutto, non nuocere.
- In dubio abstine – Nel dubbio, astieniti.
Questi principi significano che un farmaco, specie se destinato a persone sane (come nel caso della gravidanza), va prescritto solo se strettamente necessario e con piena consapevolezza del rapporto rischio/beneficio.
La vera questione
Il problema non è Trump o la sua retorica, ma la tendenza generale della medicina contemporanea a medicalizzare ogni aspetto della vita, prescrivendo farmaci anche laddove il beneficio non è certo e il rischio, pur minimo, non può essere escluso.
In gravidanza, questa logica si fa ancora più stringente: si tratta di tutelare non solo la madre, ma anche il nascituro.
Una lezione per la medicina di oggi
Se davvero vogliamo leggere in chiave costruttiva le parole di Trump, dovremmo riportare la discussione al cuore dell’etica ippocratica: la cautela, la misura, l’umiltà di fronte all’incertezza scientifica.
Non significa alimentare paure o proibire a priori, ma ricordare che la vera medicina non è quella che cura a tutti i costi, ma quella che sa fermarsi quando il rischio supera il beneficio.
di Silvano U. Tramonte
Bibliografia essenziale
- Alwan NA, et al. “Acetaminophen use in pregnancy: more questions than answers.” Nature Reviews Endocrinology. 2021.
- Bauer AZ, et al. “Paracetamol use during pregnancy — a call for precautionary action.” Nature Reviews Endocrinology. 2021.
- Goodman NW. Hippocratic Oath and the ethics of medicine. BMJ. 2000.
- White House. “Fact: Evidence Suggests Link Between Acetaminophen, Autism.” 22 settembre 2025.
- CBS News. “Trump claims Tylenol during pregnancy increases autism risk, medical experts disagree.” 23 settembre 2025.