Il volto rassicurante della governance globale
di Silvano Tramonte*
Gli organismi internazionali come ONU, OMS, FMI, UE, Banca Mondiale e World Economic Forum vengono spesso presentati come garanti del bene comune globale. Portatori di pace, sviluppo, diritti umani e cooperazione, rappresentano l’immagine di un ordine razionale e multilaterale. Ma questo volto istituzionale nasconde talvolta interessi non dichiarati, logiche di potere e un crescente scollamento tra élite globali e cittadini.
Il sillogismo della legittimità globale
Premessa maggiore: Il mondo ha bisogno di regole comuni e di coordinamento globale.
Premessa minore: Gli organismi internazionali rappresentano il bene comune e sono tecnicamente competenti.
Conclusione: Le decisioni prese da tali organismi devono essere accettate come razionali, legittime e neutrali.
Ma è proprio la verifica delle premesse che solleva dubbi fondamentali: chi controlla questi organismi? chi li finanzia? a chi rispondono davvero?
Interessi, governance e asimmetrie
OMS e Gates Foundation
Nel biennio 2018–2019, la Gates Foundation è stata il secondo maggior finanziatore dell’OMS dopo il governo degli Stati Uniti, contribuendo per oltre 530 milioni di dollari, più di molti Stati sovrani. Questo ha sollevato interrogativi sull’indipendenza dell’OMS e sulla sua agenda prioritaria, ad esempio nella gestione dei programmi vaccinali rispetto alle politiche sanitarie di base nei Paesi poveri.
FMI e la crisi greca
Durante la crisi del debito greco, il Fondo Monetario Internazionale ha imposto rigide misure di austerità in cambio dei prestiti, con tagli draconiani alla spesa pubblica, alla sanità e al sistema pensionistico. Le conseguenze sono state drammatiche: aumento della mortalità infantile e riduzione dell’aspettativa di vita.
World Economic Forum e il Great Reset
Nel 2020, il WEF ha promosso il concetto di “Great Reset” come risposta alla pandemia. Pur presentandosi come proposta per un capitalismo più inclusivo, ha suscitato critiche per il suo carattere tecnocratico e verticista, fondato su una riorganizzazione globale dall’alto, senza alcuna legittimazione democratica.
Questi enti non sono entità neutre, ma strutture storicamente e finanziariamente legate a potenze dominanti, lobby economiche, filantropia privata (come la Gates Foundation), e grandi gruppi industriali e bancari. Le loro decisioni, pur avendo impatti su scala planetaria, vengono spesso prese in assenza di trasparenza, attraverso consultazioni simboliche e con l’uso di standard tecnici che celano scelte profondamente politiche.
Una riflessione utile è quella sulla “democrazia simulata” (Noam Chomsky), in cui le istituzioni globali mimano la rappresentanza ma operano al di fuori di ogni meccanismo elettivo. Nessun cittadino vota il direttore dell’OMS o del FMI, e le decisioni globali avvengono spesso in assenza di qualsiasi forma di mandato democratico.
Potere senza mandato?
Socrate ci insegna a domandare: chi ha dato loro autorità? In base a quale contratto sociale? Le agenzie sovranazionali oggi stabiliscono normative, linee guida e priorità politiche senza un vero mandato democratico, senza responsabilità diretta verso i cittadini, e con una legittimazione fondata più sulla retorica tecnica che sulla partecipazione reale.
L’uomo come fine, non come cifra statistica
Kant ci ricorda che ogni sistema etico deve trattare l’essere umano come fine e mai come mezzo. Quando gli organismi globali impongono misure economiche (austerity, privatizzazioni) o sanitarie (lockdown, vaccinazioni obbligatorie), ignorando le diversità locali, le fragilità sociali e le libertà fondamentali, trattano le popolazioni come numeri e variabili, non come comunità dotate di dignità e diritti.
Verità proibita n. 5
La quinta verità proibita è che molti organismi internazionali, pur mantenendo un volto istituzionale e tecnico, non operano più come garanti imparziali del bene comune, ma come snodi di un potere globale senza mandato, legati a interessi privati, fondazioni filantropiche e logiche finanziarie.
L’imperativo non è più rinviabile: occorre democratizzare la governance globale e ristabilire un rapporto di trasparenza, responsabilità e rappresentanza reale nei processi decisionali che riguardano miliardi di persone.
Perché questa verità viene nascosta?
Denunciare i conflitti di interesse e la mancanza di legittimità democratica negli organismi internazionali significa mettere in discussione l’intero impianto della governance globale. Il loro potere si fonda sull’autorità tecnica e morale che gli viene attribuita: smascherarne i limiti e le derive può aprire a richieste di riforma radicale, alla restituzione di sovranità ai popoli, e alla ridefinizione degli equilibri globali.
Riscoprire il pensiero critico
Ogni cittadino ha il diritto – e il dovere – di fare domande, di non accettare per oro colato il linguaggio neutrale e rassicurante delle istituzioni internazionali. Pensare criticamente significa chiedersi: chi decide davvero? Con quale mandato? Nell’interesse di chi? Solo così si può recuperare il senso di una vera partecipazione democratica, anche a livello globale.
Bibliografia essenziale
- Susan George, Il potere delle multinazionali, Feltrinelli, 2017.
- Joseph Stiglitz, La globalizzazione e i suoi oppositori, Einaudi, 2002.
- David Rothkopf, Superclass: The Global Power Elite and the World They Are Making, Farrar, Straus and Giroux, 2008.
- Mark Mazower, Governing the World: The History of an Idea, Penguin, 2012.
- William Easterly, The Tyranny of Experts, Basic Books, 2014.
- Michael Hardt, Antonio Negri, Impero, Rizzoli, 2002.
- Naomi Klein, The Shock Doctrine: The Rise of Disaster Capitalism, Penguin, 2007.
- Klaus Schwab & Thierry Malleret, COVID-19: The Great Reset, WEF, 2020.
- Noam Chomsky, Who Rules the World?, Penguin, 2016.
- John Perkins, Confessions of an Economic Hit Man, Berrett-Koehler, 2004.
Peter Gowan, The Global Gamble: Washington’s Faustian Bid for World Dominance, Verso, 1999.
*Medico chirurgo e Vicepresidente EUNOMIS
