1. Introduzione – La bugia dell’Occidente virtuoso
Viviamo in un mondo che ha bisogno di favole.
La più comoda, la più redditizia, la più pericolosa è questa:
L’Occidente è il bene.
Gli altri sono il male.
Questa illusione permette a Washington e Bruxelles di travestire le proprie strategie come missioni morali.
Serve a giustificare guerre, embarghi, sanzioni, rivoluzioni colorate, colpi di Stato, operazioni coperte.
E serve soprattutto a creare un clima in cui chiunque osi criticare la narrativa dominante diventa automaticamente: filorusso, estremista, sovversivo, traditore e ignorante.
In un mondo così polarizzato, capire è diventato reato e ragionare sospetto.
2. Perché non sono “filorusso”: la vera posizione strategica
Dire che la Russia non è l’unico aggressore non significa amarla.
Così come dire che l’Occidente è irresponsabile non significa odiare l’Occidente.
Il mio ragionamento è molto più semplice, molto più antico e molto più concreto: preferisco un mondo con due poteri che si guardano e si limitano a vicenda piuttosto che un mondo con un solo gigante che decide per tutti.
È la logica dell’equilibrio multipolare, non della simpatia.
È la logica dei lupo e del cane pastore che si guardano da lontano.
È realpolitik, non tifo.
Chi conosce davvero la storia sa che un mondo unipolare è instabile, predatorio e violento, lo abbiamo visto quando è crollata l’Unione Sovietica e gli USA hanno cambiato maschera e messo in solaio John Waine.
Un mondo multipolare, invece, è duro, ansiogeno forse, ma in cui l’equilibrio è più stabile e capace di dare maggiori garanzie di contenere derive totalitarie, quanto meno da una parte almeno.
L’equilibrio fra potenze limita gli eccessi che il monopolio del potere invece moltiplica.
È questo il punto.
Non Putin, né Biden e tantomeno Zelensky.
Il potere va sempre bilanciato. Sempre.
3. La verità proibita: l’Occidente provoca, ma non sa più combattere
Oggi l’Occidente vive nella più pericolosa combinazione possibile: arroganza senza forza, retorica senza strategia, minacce senza sostanza, moralismo senza responsabilità, politici senza esperienza militare, popoli che non sono più disposti a morire per ciò che proclamano.
È l’atteggiamento del bullo che si sente inbattibile ma non ha mai preso un pugno.
La Russia può far paura ma l’Occidente è impreparato e sguarnito.
È questo che nessuno vuole dire o sa dire o di cui ha consapevolezza, che stiamo giocando con tensioni atomiche in mano a governi che non sanno distinguere una guerra vera da un videogioco.
4. Putin non è un santo. Ma non è nemmeno il pazzo che ci vendono
Nella propaganda occidentale, Putin può incarnare tutto ciò che serve alla infodemia: dittatore, pazzo, malato, invasore, agente del male assoluto.
Ma questo è un ritratto puerile strumentale solo alla manipolazione del consenso interno.
In realtà Putin è un leader razionale, spietato se serve, ma non suicida, anzi.
L’intervento del 2022 non è stato una guerra totale ma un’operazione calibrata entro limiti precisi: evitare il coinvolgimento diretto della NATO; evitare un’escalation nucleare; garantire la sicurezza del confine e delle aree russofone; evitare bombardamenti indiscriminati massivi; mantenere l’obiettivo politico più che la conquista totale.
Questa moderazione operativa è un fatto, non un elogio.
5. La stupidità del blocco occidentale
L’Occidente sta commettendo l’errore più antico della geopolitica: scambiare la propaganda per strategia.
Bruxelles non ha una linea, non ha un esercito unitario, non ha un comando unico.
Washington ha una sola ossessione: impedire che l’Europa e la Russia diventino un blocco economico autonomo.
E allora soffia sul fuoco, ma senza mai scottarsi le dita.
È l’arte americana di spingere gli altri al fronte mantenendosi dietro il paravento.
L’Europa, invece, paga. Sempre.
6. Il tifo è pericoloso. Il realismo salva la pelle
Viviamo in un’epoca in cui la gente non pensa: tifa.
Tifa Ucraina, tifa Russia, tifa NATO, tifa USA.
La guerra è diventata una questione di appartenenza, non di analisi ma la guerra non è una curva da stadio o il bar all’angolo.
La guerra è logistica, demografia, industria, geografia, energia, volontà politica, limiti fisiologici dell’uomo e della macchina, capitali, capacità produttiva, disponibilità di risorse.
E soprattutto: è irreversibile, come la valanga, una volta partita non si ferma più finché non ha travolto tutto sul suo cammino.
Il tifo porta ai massacri laddove il realismo li evita.
Dunque bisogna essere molto realisti, soprattutto quando si ha sotto il dito il pulsante della fine del mondo.
7. Essere attaccati è un onore
Quando si rompe la narrativa dominante, arrivano gli insulti, le etichette, le accuse.
È normale e inevitabile.
Anzi: è la prova che stai toccando la verità.
Perché la verità è scomoda, divisiva, ingombrante.
Chi dice la verità in tempo di guerra – anche solo in guerra psicologica – non ha amici: ha nemici.
Ma è un privilegio.
Perché significa che non appartieni al coro.
8. NOTA STRATEGICA – Kiev ha perso, gli USA hanno vinto, l’Europa paga
La vera verità proibita è questa: Kiev ha perso la guerra.
Ma non può ammetterlo.
Perché? Se ammette la sconfitta, crolla il governo.
Se ammette la sconfitta, l’Occidente si sfila.
Se ammette la sconfitta, finisce la narrativa eroica.
Se ammette la sconfitta, nessuno interverrà.
Dunque Kiev ha un’unica strategia possibile: perdere in modo utile, perdere lentamente, perdere rumorosamente.
Perdere in modo da trascinare dentro altri e non restare da sola col cerino in mano come sarebbe se ora si facesse la pace.
Per questo Zelensky traccheggia, non dice no, non dice si, ma lascia parlare mamma che assume posizioni che Putin non può che respingere.
Perché Putin, la guerra l’ha vinta e non è nella posizione di chi deve accettare le condizioni del vincente.
Il vincente è lui!
Gli Stati Uniti, invece, hanno già ottenuto ciò che volevano: isolamento della Russia dal mercato europeo; rottura energetica definitiva tra Mosca ed Europa; controllo dell’Ucraina come satellite strategico; dipendenza militare totale dell’UE dalla NATO; rendere l’Europa irrilevante e subordinata.
È la loro vittoria ed è già consolidata.
E più la guerra va avanti e i russi conquistano terreno più si riduce la sua vittoria.
Perché nemmeno gli USA possono permettersi che la Russia prenda tutta l’Ucraina: sarebbe un boomerang geopolitico.
E qui entra in gioco Putin.
Putin è l’unico che può chiudere la partita senza farla esplodere.
La soluzione più intelligente – e più devastante per l’Occidente – sarebbe infatti fermare l’avanzata alle regioni russofone, prendere ciò che gli interessa davvero, congelare la linea e fermarsi da solo.
Così facendo porterebbe a casa tre conseguenze immediate:
la Russia ottiene sicurezza territoriale,
gli USA ottengono un’Ucraina amputata ma ancora utile,
la NATO non ha alcuna base legale per intervenire e può perfino raccontare ai suoi la favoletta di avere il merito di aver fermato Putin.
È l’equilibrio perfetto.
L’equilibrio che nessuno osa dire.
Putin vincerebbe senza provocare l’escalation.
Gli USA vincerebbero senza morire.
L’Europa resterebbe spettatrice e vittima, come sempre.
9. POSTILLA MORALE – La guerra che non vogliamo guardare
La guerra in Ucraina non è una questione militare.
È una questione morale.
E la morale è questa: la pace non conviene a nessuno dei protagonisti.
Non conviene a Kiev: perderebbe potere.
Non conviene a Washington: perderebbe influenza.
Non conviene a Bruxelles: perderebbe la narrativa.
Non conviene a Mosca: perderebbe il buffer.
Conviene solo ai popoli.
Dunque non la vedranno.
La guerra continua perché rende.
La pace no.
10. Verità Proibita Finale
La stabilità dell’Europa dipende dalla misura di Putin, dalla sua intelligenza e dalla sua saggezza, non da quella dell’Occidente.
È un paradosso.
È scandaloso.
È politicamente inaccettabile.
Ed è vero.
Finché non accetteremo la realtà, il mondo resterà sospeso sul filo della follia.
Il potere non ha morale.
Ha limiti.
E chi non conosce i limiti, prima o poi, conosce la fine.
11. Bibliografia essenziale
Realismo e crisi ucraina
John J. Mearsheimer, Why the Ukraine Crisis Is the West’s Fault. The Liberal Delusions That Provoked Putin, Foreign Affairs, vol. 93, n. 5, 2014.
John J. Mearsheimer, The Tragedy of Great Power Politics, W.W. Norton, 2014.
NATO, espansione e avvertimenti storici
George F. Kennan, George Kennan’s Warning on NATO Expansion, Foreign Affairs, 2023.
AA.VV., Controversy regarding NATO’s eastward expansion, Wikipedia.
Ronald D. Asmus, Opening NATO’s Door, Columbia University Press, 2002.
Kissinger e l’equilibrio di potere
Henry A. Kissinger, How the Ukraine Crisis Ends, Washington Post, 2014.
Henry A. Kissinger, To settle the Ukraine crisis, start at the end.
Russia Matters (Harvard), Kissinger on Russia.
Analisi operative e logistiche
Bernard Martin et al., Russian Logistics and Sustainment Failures in the Ukraine War, RAND, 2023.
Paul Schwartz et al., Russian Military Logistics in the Ukraine War, CNA, 2023.
W.R. Walker, Evaluation of the Russian Arrangement of Military Operations, Australian War College, 2022.
Critiche al realismo
Kadri Liik, The Ukraine crisis according to John J. Mearsheimer, European Leadership Network, 2014.
The Guardian, Many predicted NATO expansion would lead to war, 2022.
Quadri generali di geopolitica
Henry Kissinger, Diplomacy, 1994.
Zbigniew Brzezinski, The Grand Chessboard, 1997.
Edward N. Luttwak, Strategy: The Logic of War and Peace, 2001.